HOME

Caduti

del mare

 

 

16 dicembre 1988

Il mistero della Eden V

 

 

 

 

 

INTERROGAZIONE

PARLAMENTARE

del 2 febbraio 2007

 

 

 

 

 

 

 

 

Il 16 dicembre 1988 in località Contrada Morella sul litorale del Comune di Lesina (FG) si è arenata la motonave Eden V di bandiera sconosciuta per la quale, nonostante le indagini esperite, non si è riusciti a risalire né all’armatore né al proprietario dell’unità. Si è scoperto invece che il mercantile non risultava iscritto nei registri maltesi come indicato sulle carte di bordo, che sono risultate false; la nave risultava navigare vuota di carico ed il relitto è risultato privo di qualsiasi dotazione di bordo.

Ma cosa nascondeva quella nave in riva al lago di Lesina,tanto che nessuno l'ha mai reclamata? L'imbarcazione, varata in Giappone nel 1969, si chiama Eden V, ma i Loyd's di Londra rivelano che la nave al varo aveva preso il nome di Et Suyo Maru, poi diventò Pollux nel 1980, poi Mania (1983), quindi Haris (1984), Hara (1985), Happiness (1986), Fame, Leskas Sky, Kirlaki (1987), Ocanido, SeaWolf (1988). L'ultimo passaggio di proprietà è avvenuto proprio nel 1988. A comprarla è stata la "Noura-Court-Apt105" di Limassol (Cipro).

Alle ore 16,25 del 16 dicembre 1988, il Colonnello Ubaldo Scarpati, responsabile della Guardia costiera sipontina, viene allertato dal centro di soccorso aereo di Martina Franca. Il comandante della Eden V,incagliata sui bassi fondali del Gargano, rifiuta ogni forma di assistenza facendo sapere che “...non corre pericolo e che egli stesso provvederà al disincaglio”, come è scritto nel rapporto inviato alla Procura di Lucera.

Il comandante libanese Hamad Bedaran prima di dileguarsi viene interrogato dal sostituto procuratore Eugenio Villante. Al magistrato dichiara che «la nave salpata da Beirut, dove aveva scaricato legname, aveva puntato su Ploce in Jugoslavia per caricarvi una partita di ferro». Secondo Scarpati «sulla carta nautica sono segnate altre rotte, una delle quali è la 285, e cioè dal centro del Mediterraneo verso la costa garganica».

L'International Maritime Bureau con telex del 21 dicembre 1988 comunica che «i documenti di classificazione dell'American Bureau sono falsi e la citata unità non è mai stata iscritta presso i loro registri». Il relitto (3.119 tonnellate di stazza per 95 metri di lunghezza), non è indicato su alcuna mappa, ma si è insabbiato sulla duna del lago costiero di Lesina.

Attorno allo scafo, per un raggio di tre chilometri sul litorale, giacciono 123 barili arrugginiti e maleodoranti, ma potrebbero essercene molti altri sepolti sott'acqua lungo gli 80 chilometri di costa. In zona i vigili dell'Azienda sanitaria Foggia/1, hanno ritrovato due tonnellate di rifiuti radioattivi. «Nei cumuli di scorie abbiamo rilevato 1.600 Becquerel per Kg. di sostanza. Sedici volte oltre la soglia di rischio per l'essere umano, stabilita convenzionalmente in 100 Becquerel», rileva il professor Domenico Palermo, direttore del dipartimento di chimica dell'istituto Zooprofilattico di Puglia e Basilicata.

 

 

Ai Ministri dell’Interno, della Salute e dell’Ambiente della Tutela del Territorio e del Mare


Per sapere, premesso che:

- Sulla costa garganica giace una nave giapponese la cui presenza desta allarme per la salute e per i connessi rischi ambientali, anche a causa della presenza a ridosso dello scafo di circa un centinaio di fusti metallici abbandonati:

- la stessa vicenda già nel 1998 veniva denunciata, a pagina 68, del dossier “Rapporto Ecomafia 1998”, elaborato da Legambiente: “…Non va dimenticato che sulla costa foggiana alcuni anni orsono si spiaggiò una nave, successivamente svuotata del suo carico misterioso e poi abbandonata”;

- oggi nei luoghi denunciati nove anni fa dall’Associazione ambientalista si continua a trovare un relitto arrugginito con un volume di 3119 tonnellate di stazza e 95 metri di lunghezza e centinaia di fusti metallici arrugginiti di grosse dimensioni abbandonati sulla spiaggia;

- tale relitto, neppure segnalato, si trova in un tratto di zona di rilievo internazionale vincolata dalla Convenzione di Ramsar, all’interno del Parco Nazionale del Gargano, con gravi pericoli per l’ambiente, il paesaggio e la salute dei frequentatori e bagnanti;

- era il 16 dicembre 1988 quando per cause mai accertate questa nave giapponese si incagliò, senza lanciare alcuna richiesta di aiuto; - il comandante della nave, Hamad Bedaran, di origine libanese, rifiutò “…ogni forma di assistenza facendo sapere che non corre pericolo e che egli stesso provvederà al disincaglio…”. Tutto questo è scritto nel rapporto inviato in quei giorni dalla Marina alla Procura della Repubblica di Lucera;

- i 17 uomini d’equipaggio di origine libanese, pakistana, siriana, indiana, sudanese ed egiziana, dopo aver scaricato in mare i container, svanirono nel nulla;

- il 3 gennaio 1989 il sostituto procuratore Eugenio Villante denunciò, prima che si dileguasse, il comandante Hamad Bedaran, per falso in contrassegno di individuazione, inosservanza sulle norme dell’uso della bandiera, sulle norme riguardanti i documenti di bordo e per navigazione con una nave in cattivo stato di navigabilità senza autorizzazione;

- si vuole evidenziare, inoltre, che il sindaco di Lesina, Giovanni Schiavone ha dichiarato più volte che “…Voglio capire bene i fatti legati al mancato smaltimento di questa nave...” Da ben due anni il primo cittadino si batte invano, dopo innumerevoli solleciti al Mistero dell’Ambiente della Tutela del Territorio e del Mare, per far rimuovere questa bomba ad orologeria. Ben 4 gare d’appalto per smantellarla sono naufragate nel vuoto;

- da un decennio la Capitaneria di Porto di Manfredonia ha segnalato alle autorità sanitarie e istituzionali oltre al pericolo dell’amianto anche il rischio di radioattività, ma nessun approfondito controllo a bordo è stato ancora effettuato, nonostante moltitudini di turisti, numerosi escursionisti, ornitologi e scolaresche in gita d’istruzione visitino frequentemente l’area;

- eppure l’ordinanza della Capitaneria portuale sipontina, numero 03/89 del 18 febbraio 1989, mai applicata, interdice l’accesso a chiunque: “…considerata la necessità di salvaguardare la pubblica incolumità è fatto divieto assoluto di salire a bordo della M/N “Eden V” di bandiera sconosciuta arenata sul litorale del Comune di Lesina...”.

- il 3 ottobre 1997, Vincenzo Morante, comandante della Capitaneria Portuale di Manfredonia aveva richiesto al Presidio multizonale di Foggia “…urgenti verifiche onde accertare eventuale presenza di idrocarburi e tracce di sostanze radioattive...” Tecnici ed esperti dell’Azienda sanitaria locale non hanno ancora messo piede a bordo. La ragione di questa gravissima inerzia sembrerebbe dovuta al pericolo di contaminazione radioattiva e alla mancanza di attrezzature idonee;

- nel medesimo territorio (Lesina-Poggio Imperiale) i vigili sanitari dell’Azienda sanitaria Foggia/1, hanno ritrovato alcune tonnellate di scorie radioattive. “…Nei cumuli di scorie radioattive abbiamo rilevato 1700 becquerel per chilogrammo di sostanza, sedici oltre la soglia di rischio per l’essere umano stabilita convenzionalmente in 100 becquerel” ha dichiarato il professor Domenico Palermo, direttore del dipartimento di chimica dell’istituto Zooprofilattico di Puglia e Basilicata, centro nazionale di referenza per la radioattività alimentare; dagli archivi degli ospedali locali (San Giovanni Rotondo, San Marco in Lamis, Monte Sant’Angelo, San Severo, Torremaggiore, Foggia, Manfredonia) e dai riscontri incrociati di medici di base e specialisti facenti capo alle Aziende sanitarie locali Foggia 1, Foggia 2, e Foggia 3, emergono dati scientifici inquietanti sulla popolazione del Gargano (220 mila residenti) e di Capitanata (700 mila cittadini): soprattutto leucemie mieloidi e tumori alla tiroide in percentuale superiore del 50 per cento rispetto alla media nazionale;

- inoltre bisogna evidenziare che l’8 marzo 1998, affonda a 12 miglia est al largo del Gargano, con mare calma piatta, il peschereccio Orca Marina;

- in questa disgrazia perde la vita il giovane Cosimo Troiano. Cinque mesi più tardi la Capitaneria di Porto sipontina incalzata dai familiari della vittima e dalla comunità dei pescatori, sollecita l’intervento della Marina militare per recuperare la salma;

- in una nota inviata dalla capitaneria di porto al comando navale dell’Adriatico si legge: “…Il sinistro marittimo potrebbe essersi verificato a causa del probabile incattivamento dell’attrezzo da pesca a strascico in un ostacolo presente sul fondale marino. Inoltre, dall’esame delle deposizioni testimoniali rese dai naufraghi, è risultato che tale ostacolo potrebbe essere uno tra i tanti containers presenti nella zona, sbarcati tempo addietro da nave sconosciuta. Pertanto si prega di disporre un’accurata perlustrazione all’interno dell’area dove giace il relitto...” ;

- nell’estate del ‘98 il cacciamine Vieste localizza la motobarca, mentre la nave Anteo trasporta in zona i palombari del Comsubin che recuperano il corpo del pescatore e filmano i container. “…Attualmente sappiamo dove sono i containers che i pescatori locali hanno provveduto a segnalare con l’ausilio del Gps, un sistema di radionavigazione che a mezzo di satelliti fornisce un’esatta posizione…” dichiara il comandante De Carolis, capo della sezione tecnica operativa della Capitaneria di Manfredonia;

- a tutt’oggi, fatto grave, la Marina Militare non abbia ancora fornito all’autorità giudiziaria i filmati che potrebbe far luce sulla vicenda dei rifiuti affondati in questo tratto del Mediterraneo poco sorvegliato.

Alla luce di quanto sopra esposto si chiede ai Ministri dell’Interno, della Salute e dell’Ambiente della Tutela del Territorio e del Mare di conoscere:

- se siano in grado di ricostruire le circostanze che hanno portato al naufragio della nave giapponese;

- se siano in grado di chiarire finalmente di quale natura fosse il carico trasportato dalla nave giapponese;

- se recentemente siano stati effettuati sopralluoghi da parte delle autorità competenti per accertare lo stato attuale dell’imbarcazione e il livello di inquinamento chimico e radioattivo da esso prodotto nelle acque circostanti;

- i motivi, in considerazione del grave rischio ambientale prodottosi in seguito al naufragio, per i quali non è stata mai disposta la rimozione del relitto;

- i tempi e modalità con le quali si intende disporre immediatamente la rimozione del relitto;

- se si reputi che esista un collegamento con il limitrofo cimitero subacqueo di container, al largo del Gargano, che ha già causato la morte di due pescatori.

 

 

 

Testo pulsante

 

 

 

www.paesiteramani.it - naufragi@paesiteramani.it